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PORTFOLIO a fumetti, guida passo passo

GUIDA PASSO PASSO

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ata la richiesta abbastanza frequente riguardo una FAQ chiara e semplice da seguire per produrre un portfolio efficace dei propri lavori (leggi anche: che qualche editore possa apprezzare), cerchiamo di rispondere a poche semplici domande che possano aiutare ad affrontare il sentiero da seguire per poter aumentare le proprie possibilità che un giorno si arrivi ad essere pubblicati.

QUANTO TEMPO SERVE PER PRODURLO?
Iniziamo dalla lezione più dura: presentare un portfolio equivale ad un vero e proprio colloquio di lavoro e nessuno selezionerebbe e pagherebbe qualcuno che “passa di lì per caso”. Per produrre un portfolio che possa minimamente avere una valenza professionale serviranno ANNI; e non sarà una cosa legata propriamente alla quantità di materiale prodotta, ma al modo con cui verrà presentato quello che vorrete proporre; un portfolio che possa considerarsi completo dovrà anzitutto avere la forma giusta per l’editore che dovrà visionarlo. Quando il vostro lavoro sarà talmente buono da valere una pubblicazione, la “forma” in cui lo presenterete avrà una importanza secondaria, ma vista la rarità di una casistica del genere, il consiglio è di ritenere il vostro lavoro sempre e comunque “incompleto”. I primi a far vedere dell’impegno dovrete essere voi; una bella presentazione potrebbe quindi dare alla cartella dei vostri lavori una seppur minima attenzione in più, anche per guadagnare unicamente due consigli per il futuro, e sarà comunque qualcosa che aiuterà nella maturazione della produzione artistica futura.

COSA SERVE PER FARE UN BUON PORTFOLIO?
La regola principale è una ed è semplicissima: una cartella deve colpire positivamente quando la si apre e lasciare un buon ricordo quando la si chiude. Il portfolio deve avere un ordine ed un “senso”, non dovranno essere disegni ed illustrazioni messe alla rinfusa, bisognerà saper dimostrare la propria capacità professionale (e non esclusivamente quella artistica), un portfolio presentato bene è indice di professionalità, bisogna dimostrare all’editore che si è in grado di far parte del novero dei suoi collaboratori, che non si ha nulla di meno degli artisti che stanno già lavorando per lui. Riguardo questo consiglio, di conoscere bene l’editore a cui si vuole presentare il proprio lavoro (come già facevo nell’articolo precedente), una BAO per esempio, non avrebbe nessun interesse verso le illustrazioni, non avrebbe nessun senso quindi inserirne in un portfolio destinato a lui; un buon portfolio dovrebbe contenere progetti di un libro, cioè più tavole con uno stile coerente che faccia vedere come si sa lavorare su una “storia”, perché la BAO pubblica essenzialmente Graphic Novel. Non inserite quindi nella cartella lavori eterogenei (producete semmai più cartelle, ognuna con un proprio “senso”); avere uno stile preciso non è un obbligo, esso può cambiare ed evolversi nel corso della propria carriera, e adattarsi appunto ad editori diversi, un editore però deve essere sempre sicuro che voi lo capiate e sappiate farlo. Per questo è sempre meglio presentare poche cose e fatte bene piuttosto che tante e confuse; se l’editore si dimostrerà interessato ed incuriosito potrete sempre in un secondo momento mostrargli altri lavori, portare un portfolio non adatto o troppo pieno, farà perdere tempo a voi ed alla persona cui lo presentate.

MA QUANDO SONO LÌ, COME DEVO COMPORTARMI?

Un buon editore avrà costantemente richieste di collaborazioni, siate quindi sempre cortesi ed educati, al resto penseranno loro. Di base le vie per portare in visione il proprio portfolio sono tre: via mail (o social o via posta ordinaria), a mano in redazione (previo appuntamento, ma è una cosa che andrebbe fatta quando si è già professionisti), alle Convention o agli incontri (a volte ci sono dei veri e propri spazi dedicati); tolte le prime due possibilità (in una non c’è interazione personale, nell’altra l’interessato in qualche modo dovrebbe già conoscervi) rimane il consegnare a mano il proprio lavoro durante una manifestazione. Una volta abbigliati in una mise comoda ma decorosa, trovato l’editore (o chi lo rappresenta), andrà quindi consegnata la cartella. Arrivati a questo punto, sarà semplicemente il vostro lavoro a parlare per voi, il primo consiglio quindi è di rimanere in silenzio mentre la cartella viene esaminata, senza ad esempio giustificare o motivare le proprie tavole in nessuna forma, il rischio potrebbe essere di risultare fastidiosi. Ora, mettetevi l’anima in pace, molti daranno solo una veloce occhiata, solo quando e se daranno uno sguardo più dettagliato, faranno delle domande; a quel punto potrebbe esserci una forma di interesse, fatevi quindi trovare pronti chiedendo e lasciando un biglietto da visita e strappando una loro disponibilità a ricevere ulteriore materiale via posta (fisica o elettronica), mettete anche in ogni vostro lavoro data di realizzazione e vostro contatto così da poter eventualmente lasciare del materiale proprio in quel momento; se altresì l’editore dimostrerà di avere fretta, cercate comunque di avere preziosi consigli, potrebbero anche trasformarsi in una disponibilità di riascoltarvi in futuro; ma ricordate sempre che l’educazione è necessaria se vorrete lasciare una buona impressione, sono loro che stanno perdendo tempo, anche solo per darvi due consigli spassionati.

PERCHE’ NESSUNO VUOLE I MIEI LAVORI?

Spero che non crederai a quello che hai chiesto! Per fare questo lavoro (o tutti?) serve si del talento ma anche professionalità e tenacia, e quelle sono capacità che si acquisiscono con tempo ed impegno, quindi tenete duro e considerate che quello che non interessa ad un editore, magari interessa ad un altro; non lasciatevi abbattere, molte cose si impareranno con il tempo (che fa diventare magari la produzione di una tavola sempre più equilibrata e sempre meno confusa), solo la pratica e lo studio potranno servirvi, acquisite quindi, sempre; e con la giusta volontà vi ritroverete a non finire mai di imparare.

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